La Fine Dell'Eternita

Тема

Capitolo Primo: Tecnico

Il cronoscafo non si mosse.

Harlan non si era aspettato che il cronoscafo si muovesse; non si era aspettato alcun tipo di movimento, ne in alto ne in basso, ne a destra ne a sinistra, ne avanti ne indietro. Tuttavia gli spazi tra le aste si erano sciolti in una oscurita grigia, solida al tatto eppure immateriale. E c'era

In circostanze normali, sarebbe stato cosi…

Ma in quel momento Harlan non era in grado di pensare ad altro che ai suoi documenti che gli pesavano in tasca, e al suo piano che gli pesava sul cuore. Era un po' spaventato, un po' teso, e un po' confuso.

Furono le sue mani ad agire da sole, e a fermare il cronoscafo nel modo giusto e nel Secolo giusto.

Era strano che un Tecnico si sentisse teso o nervoso. Come aveva detto una volta l'Istruttore Yarrow?

«Sopra ogni altra cosa, un Tecnico deve essere privo di sentimenti. Il Mutamento di Realta che egli inizia puo influire sulla vita di cinquanta miliardi di persone, e influire cosi radicalmente su un milione di queste, da renderle praticamente nuovi individui. In queste condizioni, un atteggiamento emotivo e un chiaro svantaggio.»

Harlan scosse la testa, con un movimento quasi rabbioso, come se avesse voluto scacciare il ricordo della voce secca e precisa del suo Istruttore. A quei tempi non avrebbe mai immaginato di doversi trovare in quella posizione, ne di averne le capacita. Ma alla fine l'emozione lo aveva raggiunto. E non era per cinquanta miliardi di persone. In nome del Tempo, che cosa importava a lui di cinquanta miliardi di persone? Ce n'era una sola. Una sola persona.

Si rese conto che il cronoscafo era fermo, e, dopo un brevissimo indugio per riordinare i propri pensieri, riusci ad assumere la personalita fredda e distaccata che un Tecnico doveva avere, e usci. Il cronoscafo dal quale era uscito, naturalmente, non era lo stesso nel quale era entrato, nel senso che non era composto dagli stessi atomi. Harlan non si preoccupava di questi dettagli, non piu di quanto se ne sarebbe preoccupato qualunque altro Eterno: meditare sulla

Ma chi poteva pensare a una materia composta esclusivamente di specchi?

Fu quella la sua prima impressione del 2456°. Ogni superficie rifletteva la luce e scintillava di luce. Ovunque si aveva un'impressione di completa levigatezza: l'effetto di una pellicola molecolare. E nell'infinita ripetizione del riflesso di se stesso, del Sociologo Voy, di tutto quello che poteva vedere, nei particolari o nella totalita, con tutte le angolazioni, c'era una spaventosa confusione. Un senso di confusione allucinante, che dava le vertigini.

«Sono dolente,» disse Voy. «Ma questo e l'uso del Secolo, e la Sezione assegnata a esso trova che e una buona norma adottare gli usi locali, quando e possibile. Vi abituerete, col passar del tempo.»

Voy s'incammino rapidamente sui piedi in movimento di un altro Voy, che se ne stava capovolto nel pavimento, e si muoveva in perfetta sincronia con lui. Tocco un sottilissimo indicatore, e il filo di luce che divideva la scala a spirale discese fino alla base.

I riflessi scomparvero; le luci si attenuarono. Harlan si senti di nuovo a suo agio.

«Seguitemi, per favore,» disse Voy.

Harlan lo segui lungo corridoi deserti che fino a pochi istanti prima dovevano essere stati un ribollire di luci e riflessi, su una breve scala, in un'anticamera, e finalmente in un ufficio.

In quel breve tragitto non si era visto alcun essere umano. Harlan era abituato a questo, lo dava per scontato, e sarebbe rimasto sorpreso, e forse scosso, se avesse colto l'immagine di una figura umana in movimento. Senza dubbio, si era diffusa la voce dell'arrivo di un Tecnico. Lo stesso Voy manteneva le distanze, e quando, casualmente, la mano di Harlan aveva sfiorato la manica del Sociologo, Voy si era scostato, trasalendo visibilmente.

Harlan provava una certa sorpresa nell'accorgersi dell'amarezza che tutto questo gli procurava. Aveva pensato che la corazza che era riuscito a far crescere intorno al suo cuore fosse piu robusta, piu resistente alle sollecitazioni dei sentimenti. E se sbagliava, se quella corazza era diventata troppo sottile, poteva esserci un solo motivo.

Noys!

Il Sociologo Kantor Voy si piego in avanti, rivolgendosi al Tecnico con modi apparentemente cordiali, ma Harlan noto, automaticamente, che sedevano alle estremita opposte di una lunga tavola.

«Sono lieto che un Tecnico della vostra reputazione si interessi del nostro piccolo problema,» disse Voy.

«Si,» rispose Harlan, nel tono gelido e impersonale che ci si aspettava da lui. «Ha i suoi lati interessanti.» (Ma era

Prese da una tasca interna il foglio perforato che riassumeva il progettato Mutamento di Realta. Era la stessa copia che era stata inviata il mese prima al Consiglio d'Ogniquando. Grazie ai rapporti che lo legavano al Calcolatore Anziano Twissell (

Prima di svolgere il foglio, che sarebbe rimasto aderente al tavolo grazie a un tenue campo paramagnetico, Harlan esito per una frazione di secondo.

La pellicola molecolare che ricopriva il tavolo era attenuata, ma non spenta. Il movimento del braccio attiro il suo sguardo, e per un momento il riflesso del suo viso parve fissarlo dalla piatta superficie del tavolo. Harlan aveva trentadue anni, ma ne dimostrava di piu, e lo sapeva bene. Questo era dovuto in parte al suo volto allungato e alle sopracciglie nere su un paio d'occhi scurissimi, quei lineamenti che gli davano l'espressione imperiosa e lo sguardo gelido che nella mente di tutti gli Eterni si associavano alla caricatura del Tecnico-tipo. O forse l'espressione era dovuta al fatto che lui stesso si rendeva conto, acutamente, di essere un Tecnico.

L'esitazione fu comunque brevissima. Subito egli termino di svolgere il foglio, che aderi perfettamente al tavolo, e fatto questo passo all'argomento principale.

«Io non sono un Sociologo, signore,» dichiaro, brevemente.

Voy sorrise:

«Splendido. Quando si comincia col dichiarare una mancanza di competenza in un campo specifico, generalmente si sottintende che, quasi subito dopo, si esprimera un'opinione completa in proposito.»

«No.» disse Harlan. «Non si tratta di un'opinione. Solo di una richiesta. Vorreste dare un'occhiata a questo sommario per vedere se non avete commesso un lieve errore, da qualche parte?»

Voy si fece subito serio.

«Spero di no.» disse.

Harlan rimase con un braccio appoggiato allo schienale della sedia, e con l'altro braccio appoggiato alle proprie gambe. Doveva impedire alle sue dita di muoversi, e di tamburellare nervosamente il tavolo. Non doveva mordicchiarsi le labbra. Era necessario che egli non mostrasse in alcun modo i propri sentimenti.

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